Vacanzieri e Viaggiatori

                    la Polverina di Trilli e Peter Pan

 

 

Un esimio luminare del quale non rammento più il nome ma i pensieri del quale fanno parte della mia borsa di studio, affermava e distingueva due categorie di ‘uomini in viaggio’: i Vacanzieri ei Viaggiatori. 

I Vacanzieri sono definiti tali come coloro che, non essendo capaci di distogliersi dalla loro realtà, non ne sospendono il tempo e rimangono quindi avvinghiati all’idea del ritorno. 

I viaggiatori sono coloro che conoscono la partenza ma lasciano nel dubbio la certezza sia di una meta sia del concetto di tempo. 

Se viene seguita questa teoria allora si può affermare che i viaggiatori di oggi sono, per la maggior parte, Vacanzieri. Ci muoviamo all’unisono in un mondo omogeneo e piatto, quello turistico, di proprietà di agenzie di viaggio le quali propongono ‘pacchetti-tutto-compreso’ arrivando alla presunzione di farci divertire davvero, guidandoci quali burattini nel come-quando-dove il pacchetto lo esige e lo programma. 

Come avevo affermato in un articolo a mia firma edito su Camper Press di qualche marzo fa,  ‘…Se per noi donne la vacanza inizia quando si chiudono porte e sportelli, per i maschietti inizia quando si è arrivati alla meta prefissata. Il viaggio non c’entra, non fa rilassare e soprattutto non fa volare(…) sarà probabilmente perché (noi donne) siamo capaci di usare la polverina di Trilli e Peter Pan(…). 

Lasciando da parte questa appena velata polemica nei confronti dei nostri meravigliosi compagni di vita e di avventura, credo sia sociologicamente veritiero e corretto il poter affermare che la fretta è ormai personaggio principale delle nostre vite, anche quelle vacanziere, e che purtroppo anche in vacanza non sappiamo usare più la fantasia e la nostra individualità. 

Gli aerei ci fanno volare dall’altra parte del mondo in maniera sempre più rapida così come più rapidamente e senza pause sono le vacanze; non si parte più alla ricerca della propria identità, non si viaggia e quasi non si incontra più l’Altro perché relegati a villaggi turistici distanti anni luce dalle realtà dei luoghi, non ci si mette più quindi di fronte all’insolito o allo sconosciuto e anno dopo anno, inevitabilmente, diventiamo sempre più incapaci di relazionarci con altri individui. 

Queste non so quanto possano definirsi vacanze,tutt’al più ‘spostamento estivi’ che sanno sempre più di obblighi sociali che non fanno uscire dal nostro abituale modo di vita e per farci tornare a casa ancora più psicologicamente stanchi e vuoti perché, come direbbe un mio caro amico ‘non ci metti del tuo’. 

Per questo io credo profondamente nella vita del camper, o se preferite come lo preferisco io, della vacanza con il proprio camper perché con questo mezzo le vacanze iniziano davvero quando si accende il motore,perché riusciamo a usare la fantasia e  perché il camper ci porta a contatto con altre genti e con questo impariamo o non disimpariamo più a essere soli.
(A.L.)